Il borgo di Cospaia ottenne, inaspettatamente, l'indipendenza nel 1440, quando papa Eugenio IV cedette il territorio di Sansepolcro alla Repubblica di Firenze. Per errore, nella designazione del confine, una piccola striscia di terreno non venne inclusa nel trattato che delimitava le frontiere, e i locali residenti dichiararono prontamente di non essere sottomessi ad alcuna autorità. L'equivoco nacque dal fatto che, a circa 500 metri dal torrente che doveva stabilire la demarcazione (chiamato semplicemente "Rio"), esisteva un omonimo corso d'acqua. I delegati della repubblica fiorentina considerarono come nuova delimitazione il "Rio" che si trova più a nord, i delegati dello Stato della Chiesa, invece, quello più a sud. Si costituì così una sorta di terra nullius i cui abitanti si autoproclamarono indipendenti.
I cospaiesi vollero basare la loro indipendenza sulla libertà totale degli abitanti, detentori tutti della sovranità, non affidata a nessun organo di potere, a differenza di altri Stati. Cospaia aveva anche una bandiera ufficiale, che viene tuttora utilizzata in alcune occasioni. Il vessillo era caratterizzato da un campo nero e uno bianco, divisi diagonalmente.
I cospaiesi non avevano, dunque, obblighi tributari con lo Stato Pontificio e con Firenze, e le merci che transitavano nel territorio non erano soggette ad alcun dazio; era perciò una zona franca e cuscinetto. Sebbene Cospaia si estendesse su appena 330 ettari, i 250 abitanti fecero tesoro della situazione e ne approfittarono per incrementare, fra i primi nella penisola italiana, la coltivazione del tabacco. Proprio per questo la nazione prese il nome di "repubblica del tabacco". Inoltre, ancora adesso, alcune varietà di tabacco vengono definite con il nome di cospaia.
La Repubblica di Cospaia non aveva esercito né carceri. A capo dell'amministrazione, per motivi meramente esecutivi, vi era il Consiglio degli Anziani e Capi famiglia, che si riuniva nella chiesa dell'Annunziata (dal 1718 al 1826), sede dell'omonima confraternita (1613): sull'architrave del suo portone si può ancora leggere l'unica norma scritta del minuscolo Stato, "Perpetua et firma libertas", ovvero Perpetua e sicura (ferma) libertà. Alle sedute del Consiglio degli Anziani partecipava altresì il curato di San Lorenzo, in qualità di "presidente" (forse perché l'unica persona non analfabeta), carica condivisa con un membro della famiglia Valenti, la più importante del paese (quando la riunione si teneva nella loro casa, fino al 1718, ove ora sorge Villa Giovagnoli). La menzionata frase latina era anche incisa sulla campana parrocchiale.
![]() |
| Citerna: la Madonna di Donatello (1415/1420) Monterchi: La Madonna del parto di Piero della Francesca (1455/1465) |
Dopo diversi secoli di esistenza, Cospaia si ridusse però a un mero ricettacolo di contrabbandieri. Il concetto di libertà si era un po' appannato a favore dei suoi privilegi, che attiravano persone di tutti i tipi, per motivi economici o per sfuggire alla giustizia dei due grandi Stati adiacenti.
![]() |
| Città di Castello: Mostra Burri, ex seccatoi del tabacco |
Dopo la parentesi napoleonica, il 26 giugno 1826, con un atto di sottomissione da parte di quattordici rappresentanti della repubblica, essa venne divisa in due tra lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana: ogni cospaiese, come "risarcimento", ottenne una moneta d'argento (il "papetto", in quanto raffigurante il pontefice regnante Leone XII) e l'autorizzazione a continuare la tabacchicoltura, che proseguì anche grazie a finanziamenti di ricchi possidenti locali (fonte: Wikipedia)















