lunedì 5 ottobre 2026

Nella terra di Teodolinda

 



Saluto con viva cordialità tutti voi che vi siete raccolti davanti a questa Cattedrale, insigne monumento della tradizione religiosa lombarda e italica.

Questo sacro edificio è al centro di una città che, dopo gli albori celtico-romani, ha visto lo splendore della civiltà Longobarda, e successivamente i riflessi di tutte le grandi culture centro-europee, assimilando da ognuna quella linfa che doveva fare di essa uno dei simboli della nascente nazione italiana.





Tra queste mura sono custoditi alcuni tra i segni più prestigiosi di una storia secolare, insieme civile e cristiana. La storia della cultura italiana, che rimarrebbe incomprensibile se non venisse letta alla luce del Cristianesimo, che ha permeato tutto il vivere civile.


La “corona ferrea”, dono di Teodolinda, e il “tesoro”, che, assieme alla Croce di Berengario, conserva le ampolle con gli oli provenienti dagli antichi santuari dei martiri Romani e della Palestina, sono un invito costante a conservare e a rivitalizzare il “tesoro” ancora più bello della vostra secolare tradizione, insieme religiosa e civile. E questa, mi compiaccio di dirlo, è tuttora viva ed operante, perché potenziata da grandi personalità, quali san Carlo Borromeo, che anche qui ha avuto uno dei suoi campi pastorali privilegiati.




Non posso dimenticare, però, che la vostra città, collocata a pochi passi da Milano, si trova al centro di una regione - come ha detto il mio venerato predecessore Paolo VI - “dove i fenomeni trasformatori della società moderna dispiegano la loro potenza, la loro grandezza, la forza innovatrice, più che in altre regioni, e si pronunciano come irresistibili, così da costituire . . . una pressione almeno sulla concezione cristiana, abituale un tempo, della vita” (cf. Insegnamenti di Paolo VI, VI [1968] 67).


A voi spetta dunque l’impegnativo compito di trovare risposte di fede ai problemi di una civiltà proiettata verso il futuro, sapendole attingere da questo splendido patrimonio religioso e morale, e nello stesso tempo civile e culturale, di cui è testimone la vostra città. A voi spetta l’ardito impegno di contribuire a dare nuova linfa alla cultura lombarda, tanto significativa per l’Italia del futuro, così che il suo edificarsi e configurarsi avvenga, come in passato, sulle solide basi di una visione cristiana della vita, tali da renderla capace di continuare a sfidare i secoli.


Nella fedeltà alla vostra antica e sempre viva tradizione, voi potete diventare, carissimi cittadini di Monza, un simbolo della possibilità concreta di fare sintesi, mediante una fede viva, tra i tesori del passato, i problemi del presente, le attese del futuro; di far entrare in simbiosi tra di loro le ricchezze civili e cristiane di popoli e di epoche storiche diverse.


Vi invito perciò, carissimi, a cercare risposte di fede ai problemi del presente, alla luce dell’esperienza storica del passato, in vista della costruzione di quella società del terzo millennio, che non potrà mai trovare spazi adeguati a una vita autenticamente umana, se non si lascia trasformare dai fermenti che provengono dalla fede cristiana.


Giovanni Paolo II, 21 maggio 1983











Nell’altare della Cappella di Teodolinda è custodita la Corona Ferrea, uno dei prodotti di oreficeria più importanti e densi di significato di tutta la storia dell’Occidente.

Conservatasi miracolosamente fino ai nostri giorni, la Corona è composta da sei piastre d’oro – ornate da rosette a rilievo, castoni di gemme e smalti – recanti all’interno un cerchio di metallo, dal quale prende il nome di “ferrea”, che un’antica tradizione, riportata già da sant’Ambrogio alla fine del IV secolo, identifica con uno dei chiodi utilizzati per la crocifissione di Cristo: una reliquia, quindi, che sant’Elena avrebbe rinvenuto nel 326 durante un viaggio in Palestina e inserito nel diadema del figlio, l’imperatore Costantino.

La tradizione, che lega la Corona alla passione di Cristo e al primo imperatore cristiano, spiega il valore simbolico attribuitole dai re d’Italia (o dagli aspiranti tali, come i Visconti), che l’avrebbero usata nelle incoronazioni per attestare l’origine divina del loro potere e il loro legame con gli imperatori romani.

Recenti indagini scientifiche fanno prospettare che la Corona, che così come si presenta deriva da interventi realizzati tra il IV-V e il IX secolo, possa essere un’insegna reale tardo-antica, forse ostrogota, passata ai re longobardi e pervenuta infine ai sovrani carolingi, che l’avrebbero fatta restaurare e donata al Duomo di Monza.

A partire da allora la storia del diadema fu indissolubilmente legata a quella del Duomo e della città.

Nel 1354, ad esempio, papa Innocenzo VI sancì come diritto indiscusso – anche se poi disatteso – del Duomo di Monza di poter ospitare le incoronazioni dei re d’Italia, mentre nel 1576 san Carlo Borromeo vi istituì il culto del Santo Chiodo, in modo sia da rendere ufficiale il riconoscimento del diadema come reliquia, sia di legarlo a un altro Santo Chiodo, conservato nel Duomo di Milano, che secondo la stessa antica tradizione sant’Elena avrebbe fatto forgiare a forma di morso per il cavallo di Costantino, come ulteriore metafora dell’ispirazione divina nel comando dell’Impero.

In virtù del suo valore sacro la Corona Ferrea viene conservata in un altare consacrato e ad essa dedicato, eretto da Luca Beltrami nel 1895-96.

Secondo la tradizione, numerosissime sarebbero state le incoronazioni avvenute con il prezioso diadema.

Per restare nel Medioevo, oltre a quelle dei sovrani longobardi, quelle di Carlo Magno (774) e di Corrado di Lorena (1093).

Tra quelle più sicure, poiché riportate dalle fonti, vanno per lo meno citate quelle di:

  • Corrado III di Svevia, nipote di Enrico IV e avversario dell’imperatore Lotario, incoronato nel 1128 nella Chiesa di San Michele a Monza;
  • Federico I Barbarossa, incoronato a Monza nel 1158, durante la sua seconda discesa in Italia;
  • Enrico VI di Hohenstaufen, figlio del Barbarossa, incoronato a Monza nel 1186 in occasione delle sue nozze con Costanza d’Altavilla;
  • Carlo IV di Lussemburgo, incoronato nel 1355 nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano;
  • Carlo V d’Asburgo, re di Spagna e imperatore del Sacro Romano Impero, incoronato nel 1530 a Bologna da papa Clemente VII;
  • Napoleone I Bonaparte, incoronato nel 1805 nel Duomo di Milano: nel corso della cerimonia avrebbe pronunciato la celebre frase “Dio me l’ha data, guai ai chi la tocca!”;
  • Ferdinando I d’Austria, incoronato nel 1838 re del Lombardo-Veneto nel duomo di Milano.

Per quanto riguarda i Savoia, la Corona Ferrea non venne indossata da nessuno di loro, anche se fu esposta a Roma come insegna reale in occasione dei funerali di Vittorio Emanuele II (1878), che in vita aveva istituito in suo onore l’Ordine cavalleresco della Corona d’Italia, e di Umberto I (1900), che proprio a Monza, città della corona, era stato assassinato.

fonte: https://www.museoduomomonza.it/

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